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LE STORIE: ARNALDO CAPRAI

Un vino che sa di futuro
Che sapore ha il vino del futuro? Il Sagrantino firmato Arnaldo Caprai sta cercando di rispondere a questo interrogativo da alcuni anni, sperimentando gli effetti del clima che verrà nei vigneti dell’azienda di Montefalco. Qui vengono simulati sulle viti i cambiamenti che nell’arco dei prossimi cinquant’anni si rifletteranno sul nostro pianeta, cercando di anticipare le caratteristiche della vendemmia del futuro. È questa la curiosità che di recente ha animato lo staff tecnico dell’azienda vitivinicola umbra, sotto la guida di Luigi Mariani l’autorevole agro-meteorologo, docente dell’università di Milano che da tempo collabora alla ricerca scientifica della società.

Un esperimento unico al mondo, quello condotto dalla Arnaldo Caprai, che ha permesso di simulare gli effetti del surriscaldamento dell’ambiente sulle vigne, coprendo le pareti fogliari con teli per aumentare la temperatura delle piante, influenzando il processo di fotosintesi, il tutto grazie all’azione di uno specchio di alluminio che ha permesso di aumentare l’irraggiamento solare. Con questo progetto di ricerca l’azienda, ora guidata da Marco Caprai, conferma la sua vocazione nei confronti della sperimentazione, da sempre parte integrante dell’attività. Un’attività “illuminata” testimoniata di recente anche dalla scelta di stampare sui tappi delle migliori bottiglie di Sagrantino una serie di citazioni d’autore sul vino. E come diceva Pascal, “C’è più sapienza in una bottiglia di vino che in tutti i libri scritti dall’uomo”.

Dietro un buon vino c’è una buona ricerca
La Arnaldo Caprai ora è guidata da Marco Caprai che nel 1988, fresco di laurea in Scienze politiche, accettò la proposta del padre di occuparsi dell’azienda agricola di famiglia, ormai riconosciuta come leader nella produzione di Sagrantino di Montefalco. Il grande vino rosso prodotto da uve Sagrantino è un vitigno unico che cresce solo nel territorio di Montefalco da più di quattrocento anni. Nel 1990 erano solo 400mila le bottiglie vendute mentre oggi, grazie a continui investimenti in ricerca e innovazione, il fatturato è più che decuplicato, anche se in proporzione la produzione non è altrettanto cresciuta (mediamente vengono vendute 700mila bottiglie l’anno). E l’aumento del giro d’affari è dovuto quasi esclusivamente alla qualità.
Nel 1970 erano rimasti meno di 10 ettari di vitigno del Sagrantino, oggi sono oltre 700. “Quando ho scelto di occuparmi dell’azienda – afferma Marco Caprai – erano passati appena due anni dallo scandalo del vino al metanolo: ci furono decine di intossicati, 19 morti e un danno enorme per il settore. Oggi invece l’Itali produce il 37% in meno rispetto ad allora ma si è alzata di molto la qualità”. In quegli anni Caprai e i suoi collaboratori iniziarono a censire le viti di Sagrantino sopravvissute nell’area di Montefalco, per poi passare alla selezione genetica, mantenendo le diverse varietà. Il lavoro è stato fatto in collaborazione con la facoltà di agraria dell’Università Statale di Milano. Da allora una trentina di ettari sono completamente dedicati all’attività di ricerca, “da 20 anni al primo posto tra le attività dell’azienda”, sentenzia Caprai. Ogni anno viene reinvestito il 3-4% degli utili nella sperimentazione, in particolare per la valorizzazione delle varietà autoctone.

Un clone su mille ce la fa
In particolare, avvalendosi della collaborazione dell’Istituto di Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano e del Parco Tecnologico dell’Umbria – Sitech, dal 1990 al 1993 si sono ricercate nell’areale tipico di produzione (Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo) le piante madri del Sagrantino. La ricerca di queste piante madri ha permesso di recuperare il più possibile quella variabilità naturale andata persa o ridottasi a causa di passate selezioni massali. Dalle piante madri così individuate si sono ricavati i presunti cloni e con questo materiale nel 1994 si sono costituiti due impianti sperimentali in zone differenti dal punto di vista climatico. Dopo aver effettuato la mappatura del Dna per valutare differenze o similitudini esistenti, le uve dei cloni sono state sottoposte a microvinificazione presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Tn) per valutare le caratteristiche dei vini ottenuti, allo scopo di individuare quel gruppo di cloni interessanti per il miglioramento della qualità del Sagrantino.

Non pochi sono stati gli ulteriori sforzi negli ultimi 10 anni per attuare un progetto di miglioramento genetico per selezione clonale, volto alla propagazione e selezione di individui che potessero soddisfare contemporaneamente i requisiti produttivi e i rigidi parametri imposti dalla Docg al fine di ottenere un vino di qualità e conservare il più possibile la variabilità all’interno della varietà. All’interno di questo ampio programma di miglioramento genetico del ‘Sagrantino’, si inserisce un progetto avviato nel 1998, che si propone di studiare la variabilità genetica di individui ottenuti dai semi presenti nei grappoli in maturazione e quindi originati attraverso un processo di autofecondazione naturale. L’autoimpollinazione - nelle prime generazioni - determina un aumento della variabilità e la comparsa di nuovi caratteri morfologici (ad esempio la compattezza del grappolo), nonché la determinazione genica di alcuni caratteri produttivi e compositivi dell’uva (come ad esempio la differente espressione del potenziale polifenolico).

Attraverso tale tecnica è stato possibile ottenere la segregazione di alcuni caratteri interessanti, non solo per quanto concerne i parametri qualitativi ma anche quelli più strettamente agronomici. Con lo studio in futuro sarà possibile valutare l’ampia variabilità ancora presente e inespressa, servendosi di un moderno metodo di miglioramento genetico, nel rispetto della biodiversità e selezione secondo metodi assolutamente naturali.


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Il Sagrantino di Montefalco il giorno 30 ottobre 1979 ottiene il riconoscimento della DOC e il 5 Novembre 1992 il riconoscimento della DOCG.

     

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